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日志


6月4日

Carità

Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice.
Tutti devono vedere la bontà del vostro viso, nei vostri occhi, nel vostro sorriso.
La gioia traspare dagli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo.
Non può essere racchiusa dentro di noi. Trabocca. La gioia è molto contagiosa.
Il vero amore deve sempre fare male. Deve essere doloroso amare qualcuno, doloroso lasciare qualcuno. [...]
Solo allora si ama sinceramente.


Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che é importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito e` la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un`altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca cio` che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arruginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Pero` non trattenerti mai!
5月16日

"SE VOI FOSTE PERSONE NORMALI" di Moni Ovadia

Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare.

Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l’ennesima sortita di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale.

Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un’impalcatura, l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro.

Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera.

Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele.

Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio.

Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra, non vi balocchereste con questioni di lana caprina od orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie.

Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia.

Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo gasato da un ego ipertrofico.

Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali.

Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo.


Da l'Unità del 09/05/09
5月10日

CRIMINALI

Convenzione sullo statuto dei rifugiati, Ginevra 1951

Art.33 Divieto d’espulsione e di rinvio al confine

1) Nessuno Stato Contraente espellerà o RESPINGERA', in qualsiasi modo,un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche.

CRIMINALI!

5月6日

Vivere da innamorati... - don Tonino Bello

Innamorarsi di Gesù Cristo, come fa chi ama perdutamente una persona e imposta tutto il suo impegno umano e professionale su di lei, attorno a lei raccorda le scelte della sua vita, rettifica i progetti, coltiva gli interessi, adatta i gusti, corregge i difetti, modifica il suo carattere, sempre in funzione della sintonia con lei. Cosa non fa ad esempio un uomo per la sua donna, perché ha impostato la sua vita su di lei?

Osservando la vita di tanti nostri amici, dei nostri compagni di studi, ci accorgiamo come l'amore totalizzante investe non soltanto l'aspetto della loro affettività, ma trascina nel suo vortice i giorni, le notti, il riposo, il lavoro, la gioia, il dolore, le delusioni, le speranze. E' un investimento totale.

Quando parlo di innamoramento di Gesù Cristo voglio dire questo: un investimento totale della nostra vita. Per noi il Signore non è una fascia, una frangia, un merletto, sia pure notevole, che si aggiunge al panneggio della nostra esistenza.

L'amore per Cristo, se non ha il marchio della totalità, è ambiguo. Il Part-time, il servizio a ore, magari col compenso maggiorato per lo straordinario, con Cristo non è ammissibile; un servizio a ore saprebbe di mercificazione...

Innamorarsi di Gesù Cristo vuol dire: conoscenza profonda di lui, dimestichezza con lui, frequenza diuturna nella sua casa, assimilazione del suo pensiero, accoglimento senza sconti delle esigenze più radicali del Vangelo. Vuol dire ricentrare davvero la vita intorno al Signore Gesù, perché la nostra esistenza, come diceva Dietrich Bonhoeffer, diventi "una esistenza teologica".


+ Tonino Bello
5月4日

Shqiperia

Difficile trasformare in parole quello che il cuore ha visto… le meraviglie si sprecano, lì dove c’è la mano di Dio. E Dio ha le mani di chi si lascia “usare”. Quanta Bellezza!


4月24日

Il G8 a L'Aquila? Domande da porsi - da articolo21.info

.............mmmmmah................

Il G8 si terrà all’Aquila. L’annuncio è arrivato da Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, nel corso del consiglio dei ministri che ha stabilito le risorse da destinare all’Abruzzo. Il vertice dei grandi, che si terrà nel luglio prossimo, diventa strumento di propaganda, tra annunci e colpi di scena. Le opposizioni, impreparate, hanno abbozzato una timida reazione, incomprensibile. Le domande, su questo annunciato spostamento, sono molte. La prima riguarda il capitolo finanziamenti. Secondo il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, con lo spostamento, si risparmieranno 220 milioni. E’ la finanza creativa applicata alle tragedie. Oltre ai soldi ancora da spendere, ci sono quelli già spesi, che Berlusconi non nomina e nessuno ne chiede conto, neanche la bromurizzata opposizione. Ci aveva pensato Altero Matteoli, ministro delle infrastrutture, prima del consiglio dei ministri, che spiegava:  “Non mi sembra assolutamente plausibile l'idea di spostare a L'Aquila il G8 fissato per quest'estate in Sardegna. Con quello che è stato speso, anche per volontà del precedente governo, mi pare difficile che oggi possa essere spostato. Francamente credo che sia difficile, a meno che qualcuno ci dimostri il contrario”.

Cosa ne sarà delle strutture ricettive, degli alberghi, finiranno in mano ai privati? C’è il rischio di un intervento della Corte dei Conti, denuncia il deputato dell’Idv Federico Palomba. (Ascolta)

Opere costruite dai soliti noti ( anche ditte della presidente degli industriali Marcegaglia), con l’italico lievitamento dei costi. I lavori avviati, con palesi conflitti di interesse e sfruttamento della manodopera, ci sono costati anche una procedura di infrazione da parte dell’Ue. La Commissione europea, nel marzo scorso, ha deciso di inviare all'Italia un secondo richiamo nell'ambito della procedura d'infrazione sui rischi per l'ambiente legati ai lavori previsti alla Maddalena. Bruxelles inviando a Roma un 'parere motivato', secondo passo ufficiale della procedura d'infrazione, anticipava un eventuale deferimento davanti alla Corte di giustizia dell'Ue. Ora come d’incanto si sposta tutto.

La seconda domanda riguarda la strategia di imbonimento. E’ vero Berlusconi è il più grande piazzista italiano, come asseriva Montanelli. Quante volte e quante città hanno accarezzato il sogno di ospitare il prossimo G8? Tante. La Maddalena, ora l’Aquila, ma anche Napoli. Nel luglio 2008, durante la campagna stampa sulla presunta soluzione alla crisi rifiuti in Campania, Silvio Berlusconi annunciava: “ Sto coccolando il sogno di un G8 a Napoli. Il g8 in questa città potrebbe rilanciarla, occasione unica per attirare l’attenzione degli stati esteri”. Alla fine, in un paese con la memoria corta, tra qualche anno Berlusconi potrà dire di aver tenuto il G8 un po’ ovunque.

La terza riguarda la sicurezza. Il g8, come annunciato in una conferenza stampa di Berlusconi del dicembre scorso, ‘diventerà il secondo giorno g14, il terzo giorno g20’. Le delegazioni che arriveranno in Abruzzo saranno composte da migliaia di persone. Dove saranno accolte? In quali alberghi? E i giornalisti? Ne erano previsti oltre 4 mila. Di quelli, forse, si potrà fare pure a meno, basta una telecamera a reti unificate. Ma per i giornalisti stranieri? Le delegazioni, dei paesi invitati al vertice, da mesi verificano l’avanzamento dei lavori, gli standard di sicurezza, come annunciava Guido Bertolaso, commissario delegato al vertice, fino a qualche giorno fa. “Certo non mancano le difficoltà di mettere in piedi un evento a cui parteciperanno, tra presidenti, delegazioni, forze dell'ordine e giornalisti, oltre 25mila persone”. 25 mila persone ora vanno all’Aquila?

 L’idea di spostare il vertice sarebbe stata ispirata da Guido Bertolaso, il capo della protezione civile e incaricato di risolvere le emergenze e l’organizzazione dei grandi eventi di mezza Italia. Guido Bertolaso è l’uomo ovunque, buono per ogni stagione climatica e politica. Dagli incendi alle alluvioni, dalla Sars ai terremoti, dal G8 ai vulcani delle Eolie, dai rifiuti alle aree archeologiche di Roma. Proprio Bertolaso aveva rassicurato tutti nel novembre scorso: “ Il vertice si terrà a la Maddalena, non esistono altre sedi”. Ora la decisione di spostare il vertice. Come finirà questo nuovo spot di governo?

3月10日

Marzo

Non si può possedere l'immensità.
Così la bellezza del mare di un pomeriggio di marzo lascia un velo di malinconia a coprire parole mai dette.
Nessuna parola può descrivere la bellezza. Non si può possedere la bellezza.
Non si possiede, l'Amore.

La primavera è in arrivo, la sento nell'aria.
Sii clemente, primavera...




1月5日

"Non una parola, non un pensiero..." - Lettera aperta di Luisa Morgantini ai Politici Italiani

da www.volint.it


Pubblichiamo la lettera aperta del Vice Presidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini ai Politici Italiani per richiamare la loro attenzione sulla gravissima situazione che la popolazione palestinese di Gaza sta vivendo. -

Roma, 3 Gennaio 2009 -

Non una parola, non un pensiero, non un segno di dolore per le centinaia di persone uccise, donne, bambini, anziani e militanti di Hamas, anche loro persone. Case sventrate, palazzi interi, ministeri, scuole, farmacie, posti di polizia. Ma dove è finita la nostra umanità. Dove sono i Veltroni, con i loro "I care", come si può tacere o difendere la politica di aggressione israeliana

La popolazione di Gaza e della Cisgiordania, i palestinesi tutti, pagano il prezzo dell'incapacità della Comunità Internazionale di far rispettare ad Israele la legalità internazionale e di cessare la sua politicale coloniale.

Certo Hamas con il lancio dei razzi impaurisce ed è una minaccia contro la popolazione civile israeliana, azioni illegali, da condannare. Bisogna fermarli.

Ma basta con l' impunità di Israele e dei ricatti dei loro gruppi dirigenti.

Dal 1967 Israele occupa militarmente i territori palestinesi, una occupazione brutale e coloniale. Furto di terra, demolizione di case, check point dove i palestinesi vengono trattati con disprezzo, picchiati, umiliati, colonie che crescono a dismisura portando via terra, acqua, distruggendo coltivazioni. Migliaia di prigionieri politici, ai quali sono impedite anche le visite dei familiari.

Ma voi dirigenti politici, avete mai visto la disperazione di un contadino palestinese che si abbraccia al suo albero di olivo mentre un buldozzer glielo porta via e dei soldati che lo pestano con il fucile per farglielo lasciare, o una donna che partorisce dietro un masso e il marito taglia il cordone ombelicale con un sasso perché soldati israeliani al check point non gli permettono di passare per andare all' ospedale, o Um Kamel, cacciata dalla sua casa, acquistata con sacrifici perché fanatici ebrei non sopravissuti all'olocausto ma arrivati da Brooklin, pensando che quella terra e quindi quella casa sia loro per diritto divino, sono entrati di forza e l'hanno occupata perché vogliono costruire in quel quartiere arabo di Gerusalemme un'altra colonia ebraica. Avete mai visto i bambini dei villaggi circostanti Tuwani a sud di Hebron che per andare a scuola devono camminare più di un ora e mezza perché nella strada diretta dal loro villaggio alla scuola si trova un insediamento e i coloni picchiano ed aggrediscono i bambini, oppure i pastori di Tuwani che trovano le loro tanche d'acqua o le loro pecore avvelenate da fanatici coloni, o la città di Hebron ridotta a fantasma perché nel centro storico difesi da più di mille soldati 400 coloni hanno cacciato migliaia di palestinesi, costringendo a chiudere più di 870 negozi.

Avete visto il muro che taglia strade e quartieri che toglie terre ai villaggi che divide palestinesi da

Palestinesi, che annette territorio fertile e acqua ad Israele, un muro considerato illegale dalla Corte Internazionale di giustizia. Avete visto al valico di Eretz i malati di cancro rimandati indietro per questioni di sicureza, negli ultimi 19 mesi sono 283 le persone morte per mancanze di cure, avrebbero dovuto essere ricoverate negli ospedali all'estero, ma non sono stati fatti passare malgrado medici israeliani del gruppo Phisician for Human rights garantissero per loro. Avete sentito il freddo che penetra nelle ossa nelle notte gelide di Gaza perché non c'è riscaldamento, non c'è luce, o i bambini nati prematuri nell'ospedale di Shifa con i loro corpicini che vogliono vivere e bastano trenta minuti senza elettricità perché muoiano.

Avete visto la paura e il terrore negli occhi dei bambini, i loro corpi spezzati. Certo anche quelli dei bambini di Sderot, la loro paura non è diversa, e anche i razzi uccidono ma almeno loro hanno dei rifugi dove andare e per fortuna non hanno mai visto palazzi sventrati o decine di cadaveri intorno a loro o aerei che li bombardano a tappeto. Basta un morto per dire no, ma anche le proporzioni contano dal 2002 ad oggi per lanci di razzi di estremisti palestinesi sono state uccise 20 persone. Troppe, ma a Gaza nello stesso tempo sono stati distrutte migliaia e migliaia di case ed uccise più di tre mila persone tra loro centinaia di bambini che non tiravano razzi.

Dopo le manifestazioni di Milano dove sono state bruciate bandiere israeliane, voi dirigenti politici avete tutti manifestato indignazione, avete urlato la vostra condanna. Ne avete tutto il diritto. Io non brucio bandiere né israeliane né di altri paesi e penso che Israele abbia il diritto di esistere come uno Stato normale, uno stato per i suoi cittadini, con le frontiere del 1967, molto più ampie di quelle della partizione della Palestina decisa dalla Nazioni Unite del 1947.

Avrei però voluto sentire la vostra indignazione e la vostra umanità e sentirvi urlare il dolore per tante morti e tanta distruzione, per tanta arroganza, per tanta disumanità, per tanta violazione del diritto internazionale e umanitario. Avrei voluto sentirvi dire ai governanti israeliani: Cessate il fuoco, cessate l'assedio a Gaza, fermate la costruzione delle colonie in Cisgiordania, finitela con l' occupazione militare, rispettate e applicate le risoluzioni delle Nazioni Unite, questo è il modo per togliere ogni spazio ai fondamentalismi e alle minaccie contro Israele.

Ieri lo dicevano migliaia di israeliani a Tel Aviv, ci rifiutamo di essere nemici, basta con l'occupazione.

Dio mio in che mondo terribile viviamo.

Appello di Amnesty International: porre fine agli attacchi e affrontare le necessità della popolazione di Gaza

da www.volint.it

Nuova Intifada a Gaza

Amnesty International ha dichiarato che i civili palestinesi rischiano ancora di essere feriti e uccisi dagli attacchi aerei, mentre si acuisce la mancanza di cibo, medicine, elettricità, acqua e altri generi di prima necessità.

"Il drammatico computo dei morti rischia di aumentare a causa della mancanza di cure mediche adeguate per le centinaia di persone rimaste ferite. Il settore sanitario di Gaza era già a corto, in tempi normali, di attrezzature, medicine e professionisti e la situazione è peggiorata a causa del blocco israeliano a tal punto che non è possibile occuparsi di un così grande numero di feriti" - ha affermato Amnesty International.

Secondo l'organizzazione per i diritti umani, Israele deve permettere l'accesso dei feriti agli ospedali israeliani e a quelli palestinesi di Gerusalemme Est e del resto della Cisgiordania. L'Egitto, a sua volta, deve mettere a disposizione i propri ospedali per tutti coloro che non possono essere curati a Gaza e assicurare che le guardie di confine non ricorrano all'uso eccessivo della forza contro chi fugge dai bombardamenti. Hamas deve garantire che le proprie forze di sicurezza e milizie non impediscano od ostacolino in alcun modo il passaggio dei feriti e dei degenti che cercheranno di lasciare Gaza.

Nonostante le assicurazioni d'Israele che gli aiuti umanitari possono entrare a Gaza, la realtà è che ciò che è arrivato negli ultimi mesi è solo una parte del necessario.

"È profondamente inaccettabile che Israele continui di proposito a privare un milione e mezzo di persone del cibo e di altri prodotti di prima necessità. Questa politica non può essere giustificata da motivi di sicurezza o di altro genere e deve cessare immediatamente" - ha sostenuto Amnesty International. "Israele deve consentire agli operatori delle agenzie internazionali umanitarie e per i diritti umani di entrare immediatamente e in condizioni di sicurezza a Gaza".

Amnesty International ha reiterato la propria richiesta di una fine immediata degli attacchi illegali e sconsiderati d'Israele contro le aree residenziali e densamente popolate di Gaza, attacchi che dal 27 dicembre hanno causato oltre 300 morti, decine dei quali erano civili non armati e di poliziotti che non stavano prendendo parte alle ostilità, e alcune centinaia di feriti.

Amnesty International ha chiesto ancora una volta ad Hamas e agli altri gruppi armati palestinesi di smetterla coi lanci indiscriminati di razzi contro le città e i villaggi del sud d'Israele, che negli ultimi tre giorni hanno provocato due morti e diversi feriti tra la popolazione civile israeliana.

A seguito della diffusione di notizie secondo le quali un imprecisato numero di prigionieri, compresi membri di al Fatah, sarebbe rimasto ucciso o ferito nel corso dei bombardamenti israeliani contro strutture di sicurezza e detentive, Amnesty International ha sollecitato Israele a non prendere di mira le prigioni e Hamas a fornire informazioni sulla sorte dei detenuti e consentire le visite dei familiari appena possibile.

Tra gli obiettivi colpiti da Israele figurano abitazioni private e altri edifici, tra cui un'università. Alimentando l'atmosfera di paura nella popolazione civile, le forze israeliane stanno inviando messaggi telefonici a una serie di utenze palestinesi, avvisando di lasciare le abitazioni in vista di imminenti bombardamenti. Questa pratica, usata ampiamente in Libano nel 2006 e in precedenza nella stessa Gaza, sta seminando il panico tra la popolazione, anche se nella maggior parte dei casi gli edifici in questione non vengono colpiti. Piuttosto che costituire l'efficace preavviso di un'azione militare, questo comportamento rappresenta dunque una violazione del diritto internazionale e deve cessare immediatamente.

1月2日

Un sms per il Congo





Dal 1 al 15 gennaio, dona 1 Euro per aiutare i bambini del Congo

Invia un sms al 48582 da cellulare TIM, VODAFONE, 3 e WIND oppure chiama da telefono fisso Telecom Italia allo stesso numero per donare 2 Euro


Ai grandi della Terra noi bambini di Goma chiediamo che gli eserciti non sparino più, che non si debba più fuggire da un campo all’altro impauriti, che non si sia più rapiti per diventare ragazzi–soldato, che nessuno venga di notte e abusi di noi, che non si debba essere bambini di strada perché non si ha una famiglia, che nessuno ci picchi o ci maltratti o che pensi che siamo degli stregoni. Vi regaliamo tutto l’oro, i diamanti, il rame e il coltan della nostra Terra, in cambio vogliamo poter ridere felici, giocare con tanti giocattoli, andare a scuola tutti i giorni, ricevere le coccole e una carezza di una mamma. Se è vero che esiste la Pace noi la vogliamo. E vogliamo un futuro di Pace.

Per informazioni
Numero Verde 800.123.456
www.volint.it - vis@volint.it
youtube.com/ongvis - Facebook: VIS

VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo
Conto Corrente Bancario
Banca Popolare Etica: IBAN IT70F0501803200000000520000
Credito Artigiano: IBAN IT81P0351203200000000020000
Conto Corrente Postale 88182001
Causale Emergenza Goma
VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO
Via Appia Antica 126 -00179 Roma
Tel +39.06.51.629.256 - Fax +39.06.51.629.299
Codice Fiscale 97517930018

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12月30日

Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza? - Intervento dell'ex ministro dell'informazione del governo di unità nazionale palestinese

da www.peacereporter.net

Ramallah, 27 dicembre 2008.

E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l'elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?

E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.

E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un processo di pace, mentre l'unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?

Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l'indifferenza. Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola? Una clinica forse? Delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.

So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori. La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

(testo raccolto da Francesca Borri)

12月27日

Natale 2008

Chissà come passa il Natale la gente di Goma, di Haiti, chissà come lo passano gli ultimi della terra...

"In questi ultimi anni ho scoperto, costernato, che Natale è il peggior giorno dell’anno per molta gente. Sono gli sconfitti della storia, di solito, a patire così tanto il Natale, per quell’aura di famiglia, di felicità , di nostalgia che cola dagli schermi televisivi. Chi non ha famiglia, o ne ha una terribile, chi è perdente, chi è solo, vive il Natale con un unico desiderio: che finisca prima possibile. Ne soffro anch’io, terribilmente.
Se Dio è venuto proprio per gli ultimi e abbiamo ridotto il Natale al punto che proprio loro lo vivono con tristezza, come minimo, fratelli, abbiamo un problema di comunicazione.
Ricuperare il Natale significa prendere in mano la Parola per riconoscere l’atteggiamento che ci permette di far nascere il Dio vero nei nostri cuori."
Don Paolo Curtaz



12月10日

60esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani

da www.volint.it

Promuovere e realizzare i diritti umani, un impegno permanente

Il mondo

Si celebrano oggi i 60 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Anniversario che richiede una riflessione profonda e l'assunzione di nuovi impegni per conseguire miglioramenti concreti in ambito Diritti Umani.

"Essere indipendenti e non aver paura di confrontarsi con coloro che violano i diritti umani, che in gran parte sono gli Stati. Il mio ruolo è prima di tutto quello di denunciare, senza timore, le violazioni dei diritti; successivamente devo formulare delle raccomandazioni sulle iniziative da intraprendere" dichiara Navi Pillay - alta commissaria dell'Onu per i diritti dell'essere umano.

A distanza di 60 anni dalla nascita della dichiarazione oggi le violazioni dei diritti non sono poi casi rari e/o isolati. In paesi come Afganistan, Iraq, Congo, Zimbawbe, Gaza, Myanmar vengono violati ancora i diritti di base. Razzismo, abusi, processi iniqui, mancanza di libertà di espressione, ingiustizia, disuguaglianza, e impunità sono tratti significativi del mondo di oggi.

Come difendere e tutelare i diritti umani? Quali le azioni?

Continua Navy Pillay "Le sfide sono molto numerose. Ma quello che più conta è che la comunità internazionale tenga finalmente in seria considerazione i diritti umani. Ritengo inoltre che una delle grandi sfide è aiutare le organizzazioni non governative (ONG) e la società civile ad essere più forti e risolute quando si tratta di sfidare i governi."

Promuovere e realizzare i diritti umani è un impegno serio e permanente. Un impegno che esige una visione condivisa tra i diversi paesi e governi, associazioni e enti non governativi che rappresentino le società civili, una reale e concreta leadership collettiva a salvaguardia e tutela dei Diritti Umani nel mondo.

11月29日

L'innocenza

Due giorni fa un bambino mi ha dato una busta.
è piccola, come lui.
C'è scritto "Per far studiare due bambini poveri".
Vuole che li mandi in Congo.
Li ha vinti con un gratta e vinci, e ha chiesto a mamma e papà di poterli mandare ai bambini "malati e poveri".
"Non potete dirmi di no".
Nessun altro l'ha fatto.
Il suo desiderio sarà soddisfatto...
Che maestri di vita, i bambini.

11月25日

Il ricamo di Dio

"Quando io ero piccolo mia madre era solita cucire tanto. Io mi sedevo vicino a lei e le chiedevo cosa stesse facendo. Lei mi rispondeva che stava ricamando. Osservavo il lavoro di mia madre da un punto di vista più basso rispetto a dove stava seduta lei, cosicché ogni volta mi lamentavo dicendole che dal mio punto di vista ciò che stava facendo mi sembrava molto confuso.
Lei mi sorrideva, guardava verso il basso e gentilmente mi diceva: "Figlio mio, vai fuori a giocare un po' e quando avrò terminato il mio ricamo ti metterò sul mio grembo e ti lascerò guardare dalla mia posizione".
Mi domandavo perché utilizzava dei fili di colore scuro e perché mi sembravano così disordinati visti da dove stavo io. Alcuni minuti dopo sentivo la voce di mia madre che mi diceva: "Figlio mio, vieni qua e siediti sul mio grembo".
Io lo facevo immediatamente e mi sorprendevo e mi emozionavo al vedere i bei fiori o il bel tramonto nel ricamo. Non riuscivo a crederci; da sotto si vedeva così confuso.
Allora mia madre mi diceva: "Figlio mio, di sotto si vedeva confuso e disordinato ma non ti rendevi conto che di sopra c'era un progetto. C'era un disegno, io lo stavo solo seguendo. Adesso guardalo dalla mia posizione e saprai ciò che stavo facendo". "

Molte volte lungo gli anni ho guardato il cielo e ho detto: "Padre, che stai facendo?".
E Lui risponde: "Sto ricamando la tua vita".
Allora io replico: "Ma si vede così confuso, è tutto un disordine. I fili sembrano così scuri, perché non sono più brillanti?".
E Dio sembra dirmi: "Figliolo mio, occupati del tuo lavoro... e io faccio il mio. Un giorno ti porterò in cielo e ti metterò sul mio grembo e vedrai il disegno dalla mia posizione... E allora capirai...!!!".

Nei giorni in cui sembra che nemmeno Dio si ricordi di te, invece di angustiarti ripeti con certezza: "Signore, io confido in te".

11月22日

Chiamati a volare (Giuliana Martirani)

Parla al mio cuore, Signore.
"Ti sto parlando. Ma perché hai paura?
Eppure non avevi paura di incontrare illustri sconosciuti
che potevano portarti a sfiorare i pantani della vita!
E hai paura di me, l'unico che hai conosciuto meglio di tutti?
Mi hai conosciuto. Non è forse vero?
Puoi forse dire che conosci i pensieri, i sogni e i palpiti di qualcun altro, come conosci i miei?
Sono tanti anni che li racconto personalmente a te.
Quali sogni conosci meglio dei miei?
Ti ho conosciuto, chi ti conosce meglio di me?
Forse qualcuno ha saputo intravedere i tuoi talenti anche quando non si vedevano,
soffocati com'erano da mille croste?
Forse qualcuno ha puntato su di te come ho fatto io, con determinazione e sicurezza?
Io sapevo di te quando tu neanche ti supponevi.
E allora, se io conosco così bene te e tu così bene me, perché hai paura?
Sono forse un fantasma?
Ti ha fatto compagnia un fantasma durante le notti di paura e solitudine?
E' forse un fantasma quello che, con le mani della provvidenza, ti ha mandato cibo, casa e vestiti per te e i tuoi figli?
Tu dici: - Può essere fantasia, autosuggestione tutto ciò?
E se fosse tutto una follia? -
Io ti rispondo: E' forse una follia andare insieme sul monte della felicità,
o era una follia affidarsi ciecamente a gente più cieca di te?
E' forse una follia la dimensione dello spirito sulla quale voglio farti volare,
o non è forse più follia restare terra terra quando invece il Padre nostro
ci ha fatto giganti spirituali con ali per volare?
Non aver paura, non è una follia. Solo resta tranquillo, seguimi, attaccati alle mie ali
e comincia a volare con me.
Quando ti vedrò sicuro nel volo, solo allora ti lascerò volare da solo!
Ma dovrai volare da solo, perché non posso fare la balia per sempre.
Devi diventare adulto e aiutarmi perché è per diffondere l'amore
che mi sono fatto conoscere da te, è per essere amato e per far conoscere agli altri,
attraverso il rapporto d'amore mio e tuo, che l'amore di Dio è una seria e concreta.
Perché vedano e, vedendo, ne abbiano voglia anche loro.
Per questo mi sono fatto conoscere da te".

11月14日

Notizie su cui cala il silenzio / 2 - Cosa succede in Congo??

Cosa succede in Congo?
Una analisi controcorrente della grave situazione in Congo, che fa capire le ragioni e gli interessi che stanno dietro al dramma attualmente in corso. Di José García Botía (dei Comitati di solidarietà con l’Africa Nera-Umoya - http://www.umoya.org)


Chi si occupa da anni di questioni internazionali, impara ad orientarsi in situazioni poco chiare, in cui bisogna lavorare su ipotesi che solo il futuro può confermare o smentire. Sappiamo che le dichiarazioni ufficiali, abitualmente, nascondono ciò che capita davvero, e che spesso sono menzogne diffuse allo scopo di confondere e impedire la comprensione dei fenomeni reali.
I Comitati di Solidarietà con l’Africa Nera seguono da vicino la situazione del Congo dal 1991, attraverso i contatti con religiosi spagnoli e i rappresentanti locali di organizzazioni a difesa dei diritti umani. Ora abbiamo anche delle fonti nella regione di Kivu, persone che vivono in diretta ciò che appare nei nostri televisori.
Nel periodo 1998-2003 la situazione del conflitto nella regione orientale del Congo era ben peggiore di adesso, ma la paura della popolazione è che si ripetano i fatti di quei cinque anni, in cui morirono circa 4 milioni di congolesi.
Ciò che sorprende è che quando Ruanda, Uganda e Burundi invasero il Congo, quella guerra rimase del tutto ignorata dai media. Casualità?
Perché allora le telecamere rimasero spente, mentre ora ci informano della massa di profughi in fuga dalle città occupate dall’esercito del signore della guerra Laurent Nkunda?
Sembra che l’esercito congolese non riesca a frenare l’avanzata delle forze di Nkunda, e che fra i dirigenti della politica internazionale circoli l’idea di aumentare la presenza di caschi blu sul campo.
Alcuni dirigenti europei valutano addirittura la possibilità di mandare una forza d’intervento rapido della UE, per evitare la catastrofe umanitaria.
Credo che l’intenzione di diffondere l’informazione di un’emergenza umanitaria nell’est congolese, nasconda una ragione occulta che per ora possiamo solo cercare d’interpretare.
L’idea è aumentare la presenza dei caschi blu. Sommiamo a quell’idea l’adulazione di Javier Solana per la missione dei caschi blu (si chiama MONUC) per il suo comportamento esemplare su un terreno tanto rischioso. Aggiungiamo una contraddizione: le manifestazioni di massa delle popolazioni di Goma e Bukavu, le capitali, rispettivamente, del Kivu del Nord e del Sud, per chiedere l’allontanamento proprio dei caschi blu. Mettiamo in conto un altro elemento: in settembre è stato nominato al comando di MONUC il Tenente Generale spagnolo Diaz de Villegas, che adducendo motivazioni personali, si dimette appena due mesi dopo.
Che significa?
Secondo fonti locali, testimoni oculari hanno visto caschi blu rifornire di armi le forze di Nkunda, cioè rifornire quelle forze cui dovrebbero impedire le violenze sulla popolazione civile. Altri riferiscono di traffici illeciti di caschi blu con oro e diamanti; i caschi blu userebbero gli elicotteri per trasportare minerali in Ruanda (è il Ruanda che ha creato Nkunda e che lo finanzia). Altri ancora riferiscono di abusi sessuali su minori a carico di caschi blu.
Questi sono casi che potrebbero essere dei fenomeni isolati, particolari casi di corruzione di qualche militare dei caschi blu. Ma c’è ben altro.
Le forze MONUC scompaiono se le truppe di Nkunda vincono, si interpongono se l’esercito congolese sta per avere la meglio. In altri casi facilitano l’avanzata dell’esercito di Nkunda sguarnendo all’improvviso le loro posizioni nell’area cuscinetto di competenza, consentendo alle forze di Nkunda di sorprendere l’esercito congolese. Inoltre, Nkunda è stato visto usare elicotteri della missione MONUC per spostarsi.
Ma quello che è successo giusto alla vigilia delle dimissioni del Tenente Generale Villegas, potrebbe essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le truppe di Nkunda occupano la base miliare di Rumangabo con un attacco a sorpresa facilitato dall’uso di uniformi della missione MONUC, ripetendo l’espediente tattico già usato da Nkunda nell’occupazione di Bukavu nel giugno del 2004.
In entrambi i casi il comando MONUC non ha avvisato l’esercito congolese dello stratagemma.
Non sembra strano, dunque che i congolesi ritengano che la funzione della missione MONUC sia proprio evitare che l’esercito congolese sconfigga l’esercito di Nkunda.
Insomma, i caschi blu favorirebbero situazioni in cui possono perdere la vita centinaia o migliaia di civili innocenti. Perché?
Per capire il conflitto bisogna ricordare che il Congo è uno dei paesi più ricchi del pianeta in risorse naturali, specialmente minerarie. Oro, diamanti, rame, cobalto, uranio, stagno e una lunga lista di minerali che hanno qualità fuori dal comune. Ricco di minerali rari e strategici; il caso più noto è quello del coltan, indispensabile per la costruzione dei telefonini e che in Congo è presente in quantità tali da costituire la riserva mondiale assoluta, quasi una specie di monopolio.
Il coltan ed altri minerali stanno uscendo dal Congo attraverso il Ruanda (e l’oro dall’Uganda) dal 1998. E per le multinazionali il sistema funziona bene così. Il problema è che questo stesso sistema sta arricchendo il clan di Paul Kagame, che ostenta il suo potere e mantiene milizie ruandesi di vario tipo (hutu ma anche tutsi, come quella di Nkunda).
La volontà del governo congolese è di farla finita con questo sistema, il cui “beneficio” per i congolesi si riduce al lavoro schiavile minorile nelle miniere e alle violenze sulla popolazione civile da parte delle solite milizie.
Ma quale dirigente occidentale è disposto ad appoggiare azioni contro Kagame e i trafficanti che dominano il traffico di coltan, assumendosi i rischi per l’economia? Potrebbe collassare il mercato internazionale del coltan, con gravi conseguenze per le imprese di telefonia e le aziende ad esse legate. Specie in questo periodo di crisi.
Un problema aggiuntivo è che le forze ruandesi, caratterizzate dalla brutalità e dalla crudeltà delle loro azioni contro i civili, sono coscienti della loro posizione di forza ed esigono il totale silenzio da parte della comunità internazionale.
Il FPR (Fronte Patriottico Ruandese) ha compiuto dei veri massacri in suolo ruandese e congolese, assassinando centinaia di migliaia di ruandesi - hutu soprattutto - e congolesi. Eppure i media si sforzano di mantenere pulita l’immagine del Ruanda, portandolo ad esempio dello sviluppo in Africa.
Questo spiega perché per anni le truppe ruandesi hanno invaso il Congo facendo strage di civili, senza che il fatto abbia mai assunto il valore di “notizia”.
Un altro aspetto della questione è il ruolo della Cina. La Cina può soddisfare in Congo l’enorme necessità di materie prime di cui abbisogna il suo sviluppo economico, e in cambio può fornire l’aiuto necessario al governo congolese per sostenere la guerra in corso. E’ già stato firmato un accordo in forma di scambio: rame per la Cina in cambio della costruzione di aeroporti, ospedali, scuole, autostrade…
Si tenga conto del fatto che a causa della debolezza, il governo congolese non è in grado di difendere il suo territorio, e per questo le multinazionali europee e statunitensi stanno pagando al Congo tra il 5 e il 12% delle ricchezze (dichiarate) che sono oggetto di sfruttamento. I cinesi, al contrario, offrono il 30% di quello che sfruttano.
Questo fatto ha provocato forti pressioni occidentali sul governo congolese per recidere il contratto con i cinesi, ma in agosto per tutta risposta, il governo congolese ha dichiarato che quel contratto sarebbe stato rispettato. Proprio alla fine di agosto (casualità?) le milizie di Nkunda hanno scatenato l’offensiva con l’appoggio del Ruanda, alla conquista della regione di Kivu.
La missione MONUC è presente a vigilare sugli interessi della “comunità internazionale” (o per meglio dire, in questo caso, sugli interessi di USA, Gran Bretagna, Belgio, Olanda e altri) e in ultima istanza risponde agli ordini di Alan Doss, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU per la Repubblica Democratica del Congo, britannico e capo supremo della MONUC. Ecco perché questa missione non è lì per proteggere i civili.
Un'altra sfumatura della complessa questione qui esposta, è l’ambizione di Kagame e del progetto che avrebbe ideato: la spartizione di un pezzo del Congo. Il Ruanda annetterebbe la regione del Kivu e si spingerebbe anche oltre, in direzione del Kenia.
Quanti milioni di morti ci saranno ancora, nel più completo silenzio in questa zona d’Africa mentre noi parliamo al telefonino? Tra Ruanda e Congo il conto è già di 7 o 9 milioni di morti.
Oppure fermeranno Kagame perché vuole andare troppo lontano?

Lo scontro Usa - Cina dietro la recrudescenza della guerra in Congo - 14/11/08

Notizie su cui cala il silenzio...
Articolo pubblicato su Megachip.info - democrazia nella comunicazione


Lo scontro Usa - Cina dietro la recrudescenza della guerra in Congo - 14/11/08


laurent nkundadi Simone Santini – da clarissa.it

Lo scorso agosto il signore della guerra Laurent Nkunda, generale delle milizie tutsi del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp), aveva denunciato gli accordi di pace stipulati appena qualche mese prima che mettevano fine alla guerriglia di confine nel nord del Congo tra varie fazioni avversarie che fanno riferimento a Congo, Ruanda e Uganda.
La guerra nella regione di Kivu esplodeva di nuovo.Tra il 1998 e il 2003 Ruanda e Uganda avevano invaso il territorio congolese. Stabilita una tregua, sul campo rimanevano varie milizie in perenne stato di tensione. A queste si interponeva la missione dei caschi blu del MONUC.


Nel novembre 2007 Congo e Ruanda firmano l'accordo di pace che prevede lo smantellamento delle rispettive milizie ed il loro inglobamento nell'esercito congolese. A gennaio questo accordo è ratificato da tutte le milizie sul campo, ma ad agosto Nkunda (filo-Ruanda) riprende le armi. In pochi mesi è la catastrofe umanitaria: milioni di profughi e migliaia di morti.
congo 1
Si può ben dire che il Congo sia il paese potenzialmente più ricco del continente africano. Le sue risorse, in particolare minerarie, hanno un'importanza strategica a livello planetario. Rame, uranio, oro, diamanti. E minerali rari quanto preziosi come il coltan, componente essenziale per la produzione dei telefonini, di cui il Congo è praticamente l'unico giacimento mondiale.
Durante la guerra del 1998-2003, l'esportazione di coltan, ma anche quella di diamanti, aveva preso la via illegale attraverso il Ruanda, sotto il controllo delle compagnie multinazionali del settore ed arricchendo incredibilmente il clan di Paul Kagame, l'uomo forte ruandese, che può così finanziare e proteggere le milizie che a lui fanno riferimento. Gli accordi di pace potevano minare tale sistema. Tanto più che nel 2007 il governo congolese del giovane presidente Kabila ha firmato importanti accordi commerciali con la Cina, lasciando ai margini le potenze occidentali, Stati Uniti in testa.
Pechino sta utilizzando efficacissime strategie commerciali/diplomatiche per la sua penetrazione in Africa. In cambio delle tanto agognate materie prime (in Congo cerca soprattutto rame), la Cina porta in contropartita grandi programmi di infrastrutture: aeroporti, autostrade, scuole ed ospedali. E paga bene. Se le compagnie occidentali lasciano al Congo tra il 5 ed il 12% del valore prodotto con le esportazioni, il cinesi lasciano ben il 30%.
I paesi occidentali hanno fatto pressione su Kabila affinché ritorni sui suoi passi per quanto riguarda questi accordi. Ma ad agosto il presidente congolese li ha confermati (del resto in questo momento di crisi finanziaria nessuno può competere con i cinesi sulle strategie commerciali) ma subito dopo, con impressionante tempismo, è tornata la guerra.
Non è un caso che gli altri paesi africani che hanno, a loro volta, stretto importanti accordi con la Cina sostengano pienamente il Congo contro la guerriglia. Addirittura l'Angola ha inviato le proprie truppe in sostegno a Kinshasa. La guerra regionale si sta trasformando dunque in una sorta di scontro tra grandi potenze per procura: gli occidentali (ed in particolare gli Stati Uniti) dietro il Ruanda e le milizie ribelli; la Cina dietro il governo del Congo.

Particolarmente ambiguo appare il ruolo della missione delle Nazioni Unite (Monuc: Missione ONU per il Congo). Da un lato c'è chi rimprovera Kabila, dall'interno dell'establishment governativo, di avere intessuto rapporti troppo stretti con la spedizione. Dall'altro, c'è chi accusa apertamente i caschi blu di favorire i ribelli. La forza di interposizione agirebbe infatti a corrente alternata: assente quando ad attaccare sono le milizie; si frapporrebbe quando sembrano prevalere i governativi. Insomma, più che una missione di pace, quella del Monuc sembra una efficace metodologia per lasciare sempre acceso, sul campo, il fuoco del conflitto.
11月9日

Offeso

Quant'è bella questa canzone? ..
Dillo pure che sei offeso
da chi distrugge un entusiasmo
da chi prende a calci un cane
da chi è sazio e ormai si è arreso
da tutta la stupidità
chi si offende tradisce il patto
con l'inutile omertà
rimane senza la protezione
del silenzio, dell'assenso
del "tanto dobbiamo sopravviverci
qui dentro"


Quando vivere diventa un peso
quando nei sondaggi il tuo parere
non è compreso
quando dire amore diventa sottinteso
quando la mattina davanti al sole
non sei più sorpreso
Offeso

Dillo pure che sei offeso
dalle donne che non ridono
dagli uomini che non piangono
dai bambini che non giocano
dai vecchi che non insegnano
se hai qualcosa da dire dillo adesso
non aspettare che ci sia un momento
più conveniente per parlare


Quando vivere diventa un peso
quando nei sondaggi il tuo parere
non è compreso
quando dire amore diventa sottinteso
quando davanti al sole la mattina
non sei più sorpreso
dillo pure che sei
offeso

 
11月7日

La guerra del coltan

da Peacereporter

07/11/2008

Chiara Castellani a Radio Popolare Salento: 'Attenzione, qui non si sta consumando un conflitto etnico, questa è una guerra commerciale'.

Che sta succedendo nel Nord Kivu? Si sta consumando una guerra più sporca di altre? O stiamo assistendo a un secondo atto della guerra etnica di hutu contro tutsi scoppiata tredici anni fa nel troppo vicino Ruanda?

North KivuGli ultimi aggiornamenti. Dopo due giorni di combattimenti le forze ribelli guidate dal generale Nkunda hanno conquistato la città di Kiwanja e sconfitto le milizie filo-governative dei Pareco Mai-Mai. I cittadini, circa 35mila persone, sono stati costretti a lasciare le loro case e così i ribelli hanno avuto campo libero per saccheggiare, con tutta calma, le poche cose rimaste. Secondo testimonianze di caschi blu e reporters sul luogo, diverse decine di corpi sarebbero riversi nelle strade. Kiwanja è a soli 80 chilometri da Goma, la capitale del Nord Kivu. I combattimenti intorno alla città e a Rutshuru hanno costretto gli operatori umanitari a sospendere le loro attività. Il primo convoglio con il cibo era arrivato solo ieri e l'equipe di Medici Senza Frontiere (Msf) aveva ripreso a operare nei campi profughi. Nkunda ha accusato il governo di aver rotto il cessate-il-fuoco proclamato unilateralmente dal generale la settimana scorsa.  Il generale tutsi sostiene, infatti, che le milizie Pareco Mai-Mai, costituite per lo più da hutu, siano sostenute direttamente dal governo di Joseph Kabila. Stessa sorte è toccata nel pomeriggio alla città di Nyanzale. Anche lì stesso copione: evacuazioni e saccheggi. Intanto, i mezzi corazzati del dell'Onu si sono schierati intorno a Kikuku e i soldati hanno l'ordine di sparare, se necessario. La possibilità di arrivare a una trattativa è sempre più remota.

ColtanUn conflitto esportato. Stiamo rischiando di assistere alla continuazione degli scontri etnici tra hutu e tutsi? Stando a quanto dichiarato a Radio Popolare Salento da Chiara Castellani, un chirurgo volontario che vive nella regione da diciotto anni, non dobbiamo farci ingannare. Quella che si sta combattendo è una guerra più sporca di tante altre, non si tratta solo di un conflitto etnico "esportato" dal Ruanda. Ma, leggendo tra le righe, è facile capire che diverse potenze "anglofone", nascoste dietro le spalle del presidente ruandese Paul Kagame e le sue mire espansionistiche, stanno facendo guerra alla Repubblica Democratica del Congo (DR Congo), colpevole di essere ricchissima di risorse del sottosuolo e di superficie. Diamanti, uranio, cobalto, un consistente patrimonio idroelettrico e coltan. Il coltan... tutti noi abbiamo una piccola quantità di coltan nelle nostre tasche: senza questo minerale i telefoni cellulari non potrebbero funzionare. Il suo prezzo è di poco superiore all'oro e l'ottanta percento dei giacimenti scoperti si trova proprio nella DR Congo, nel Nord Kivu a voler essere precisi.

 

Paul KagameIl Ruanda e le multinazionali. Nkunda ha cominciato a provocare disordini nel Kivu già da prima delle elezioni. Dietro alla supposta necessità di sostenere la minoranza tutsi dei Banyamulenge, ci sono gli interessi del Ruanda. Secondo Chiara Castellani, non c'era nessuna esigenza di proteggere un gruppo, quello dei Banyamulenge, abbastanza integrato nella società congolese. Nessuno ha interesse ad attaccare i tutsi, ma adesso, dopo le provocazioni del generale Nkunda e del suo gruppo armato, il rischio più grosso è che la minoranza tutsi attiri su di sé, incolpevole, l'odio della popolazione. "La vera ragione di questa guerra - continua la dottoressa Castellani - va ricercata nella difesa degli interessi delle multinazionali. Una difesa sponsorizzata da Kagame, che riceve il suo tornaconto".