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日志


4月24日

Il G8 a L'Aquila? Domande da porsi - da articolo21.info

.............mmmmmah................

Il G8 si terrà all’Aquila. L’annuncio è arrivato da Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, nel corso del consiglio dei ministri che ha stabilito le risorse da destinare all’Abruzzo. Il vertice dei grandi, che si terrà nel luglio prossimo, diventa strumento di propaganda, tra annunci e colpi di scena. Le opposizioni, impreparate, hanno abbozzato una timida reazione, incomprensibile. Le domande, su questo annunciato spostamento, sono molte. La prima riguarda il capitolo finanziamenti. Secondo il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, con lo spostamento, si risparmieranno 220 milioni. E’ la finanza creativa applicata alle tragedie. Oltre ai soldi ancora da spendere, ci sono quelli già spesi, che Berlusconi non nomina e nessuno ne chiede conto, neanche la bromurizzata opposizione. Ci aveva pensato Altero Matteoli, ministro delle infrastrutture, prima del consiglio dei ministri, che spiegava:  “Non mi sembra assolutamente plausibile l'idea di spostare a L'Aquila il G8 fissato per quest'estate in Sardegna. Con quello che è stato speso, anche per volontà del precedente governo, mi pare difficile che oggi possa essere spostato. Francamente credo che sia difficile, a meno che qualcuno ci dimostri il contrario”.

Cosa ne sarà delle strutture ricettive, degli alberghi, finiranno in mano ai privati? C’è il rischio di un intervento della Corte dei Conti, denuncia il deputato dell’Idv Federico Palomba. (Ascolta)

Opere costruite dai soliti noti ( anche ditte della presidente degli industriali Marcegaglia), con l’italico lievitamento dei costi. I lavori avviati, con palesi conflitti di interesse e sfruttamento della manodopera, ci sono costati anche una procedura di infrazione da parte dell’Ue. La Commissione europea, nel marzo scorso, ha deciso di inviare all'Italia un secondo richiamo nell'ambito della procedura d'infrazione sui rischi per l'ambiente legati ai lavori previsti alla Maddalena. Bruxelles inviando a Roma un 'parere motivato', secondo passo ufficiale della procedura d'infrazione, anticipava un eventuale deferimento davanti alla Corte di giustizia dell'Ue. Ora come d’incanto si sposta tutto.

La seconda domanda riguarda la strategia di imbonimento. E’ vero Berlusconi è il più grande piazzista italiano, come asseriva Montanelli. Quante volte e quante città hanno accarezzato il sogno di ospitare il prossimo G8? Tante. La Maddalena, ora l’Aquila, ma anche Napoli. Nel luglio 2008, durante la campagna stampa sulla presunta soluzione alla crisi rifiuti in Campania, Silvio Berlusconi annunciava: “ Sto coccolando il sogno di un G8 a Napoli. Il g8 in questa città potrebbe rilanciarla, occasione unica per attirare l’attenzione degli stati esteri”. Alla fine, in un paese con la memoria corta, tra qualche anno Berlusconi potrà dire di aver tenuto il G8 un po’ ovunque.

La terza riguarda la sicurezza. Il g8, come annunciato in una conferenza stampa di Berlusconi del dicembre scorso, ‘diventerà il secondo giorno g14, il terzo giorno g20’. Le delegazioni che arriveranno in Abruzzo saranno composte da migliaia di persone. Dove saranno accolte? In quali alberghi? E i giornalisti? Ne erano previsti oltre 4 mila. Di quelli, forse, si potrà fare pure a meno, basta una telecamera a reti unificate. Ma per i giornalisti stranieri? Le delegazioni, dei paesi invitati al vertice, da mesi verificano l’avanzamento dei lavori, gli standard di sicurezza, come annunciava Guido Bertolaso, commissario delegato al vertice, fino a qualche giorno fa. “Certo non mancano le difficoltà di mettere in piedi un evento a cui parteciperanno, tra presidenti, delegazioni, forze dell'ordine e giornalisti, oltre 25mila persone”. 25 mila persone ora vanno all’Aquila?

 L’idea di spostare il vertice sarebbe stata ispirata da Guido Bertolaso, il capo della protezione civile e incaricato di risolvere le emergenze e l’organizzazione dei grandi eventi di mezza Italia. Guido Bertolaso è l’uomo ovunque, buono per ogni stagione climatica e politica. Dagli incendi alle alluvioni, dalla Sars ai terremoti, dal G8 ai vulcani delle Eolie, dai rifiuti alle aree archeologiche di Roma. Proprio Bertolaso aveva rassicurato tutti nel novembre scorso: “ Il vertice si terrà a la Maddalena, non esistono altre sedi”. Ora la decisione di spostare il vertice. Come finirà questo nuovo spot di governo?

5月23日

Erri De Luca su Napoli

Il banchetto dei topi e lo spettrodell'epidemia
Quanta pazienza deve avere un cittadino per trattenersi dallo scendere in strada e dare fuoco al tanfo irrespirabile?
 
Ardono fuochi, ma non di guerriglia. Per le strade di Napoli cento fiamme consumano gli avanzi, lasciati in strada privi di raccolta. Certo è una mossa fuorilegge appiccare fuoco in luogo pubblico, ma sotto le tutele di quale legge sta chi si ritrova da giorni sotto casa un cumulo di resti che marciscono, i topi che banchettano, lo spettro dell'epidemia col primo caldo estivo? Quanta pazienza è chiesta a un cittadino, quanta mansuetudine deve avere per trattenersi dallo scendere in strada e dare fuoco al tanfo irrespirabile? È istintivo e legittimo il bisogno di purificare con le fiamme il cadavere impuro della merce che sfiata la sua decomposizione sotto la finestra davanti al portone. Meglio il fuoco, meglio i pompieri, i loro idranti che placano per un poco la peste apparecchiata. Napoli è stata l'ultima città d'Europa ad avere un'epidemia di colera, nel 1873. I cento fuochi della città esalano il suo abbandono, mentre la Campania rifiuta i suoi rifiuti. Ne ha diritto. Nessuno ti può imporre a domicilio la spazzatura altrui. Nessun potere può costringerti a discarica. Ma è possibile che non si possa rendere uno stoccaggio di rifiuti urbani sicuro e desiderabile come un casinò? Per esempio: offrire in cambio dell'ospitalità un'esenzione parziale delle tasse, una decurtazione della bolletta energetica, un ospedale, un impianto sportivo, perfino un casinò. Si deve imporre la spazzatura? Non la si può invece offrire con incentivi e garanzie? Una discarica ben corredata di vantaggi non sarebbe all'improvviso una leccornia? Il Sud non si fida di nessuna promessa, di nessun: «dirò, farò». Sa per esperienza da che feudalesimo politico è governato. È Sud di sudditanza, non di cittadinanza. E gli si vuole imporre una schifezza da subire e basta? Nei fuochi di Napoli e nei blocchi furiosi ma civili dei piccoli comuni minacciati, ci sono due ragioni e un solo torto. Quello di Stato che agisce per decreti, per catene di comando che ignorano l'arte della persuasione e della contrattazione. Prima di imporre: offrire. Prima di decidere: consultare. Prima di scavare discariche: sanare il territorio e metterlo in sicurezza dalla dispersione di residui tossici. Dov'è finita la politica in questo Paese? Quando si è persa l'intelligenza di chi per professione sapeva mediare e dividere? I governanti sempre più spesso si urtano contro una opposizione unanime di popolo, dalla Val di Susa in giù. Questo dipende da un'imbecillità di comando politico, non certo dalla sana e sacrosanta dinamica sociale di chi contrasta con ragioni da vendere. Proprio la Val di Susa è un capolavoro di arroganza da una parte e di passione civile dall'altra. Ci si lamenta che la politica sia diventata una casta di privilegiati. Ben venga la casta e i privilegi, se ha il merito dell'intelligenza e della competenza indispensabile. Che importa se il nostro personale pubblico è il più pagato d'Europa, se le auto blu scorrazzano le amanti? Purché facciano bene il mestiere per il quale sono pagati. Ma no: essi, gli impoltronati pubblici, sono la più approssimativa classe dirigente mai apparsa finora in Italia. Incapaci di intendere e volere la parola politica. Certo l'Italia democristiana produceva meno rifiuti. Eduardo in una sua commedia usciva di casa con un pacchettino legato al dito dicendo: «Questa è tutta la spazzatura». Altr'Italia, viaggiava per emigrazione, non per turismo. Progettava, pensando al Sud come questione meridionale. Oggi ogni minima faccenda, come quella dei rifiuti, è elevata a rango di emergenza. Oggi la parola emergenza sta a giustificare ogni fallimento di programmazione e previsione. Politica, addio. Quanto tempo questo Paese deve rimpiangere una classe capace di governo?
Erri De Luca
23 maggio 2007
5月7日

articolo 11??? che???????

Zanotelli scrive a Prodi: che delusione sulla politica militare del Governo! Lettera da Napoli del 27 aprile Fonte: Mosaico di Pace - Unimondo - 4 maggio 2007
Egregio Presidente del Consiglio, Pax et Bonum.
Le auguro di cuore che questa antica benedizione francescana che raccoglie quella ebraica dello Shalom (pienezza di vita) diventi il Suo programma di governo. Io avevo tanto sperato che il suo governo avrebbe riportato l'Italia a essere Paese non più in guerra con altri Paesi, come prevede la Costituzione italiana (art.11). Purtroppo non è stato così. Ne prendo atto con rammarico. Devo confessarle che non me lo aspettavo. Non mi aspettavo la decisione di rimanere in Afghanistan. Una guerra ingiusta contro un popolo che non ci aveva fatto proprio nulla. Ma soprattutto non mi aspettavo una politica che mira a rendere l'Italia un Paese armato e a immetterlo nel complesso militar-industriale mondiale. I fatti sono sotto gli occhi di tutti:
1. Il suo invito, lo scorso settembre durante la sua visita in Cina di porre fine all'embargo europeo e italiano per la vendita di armi al colosso cinese, è stato per tanti di noi un primo colpo al cuore.
2. La finanziaria di quest'anno ha stanziato 22 miliardi di euro per la Difesa. Un aumento del 12% rispetto alla ultima finanziaria del governo Berlusconi. Siamo al settimo posto al mondo per le spese militari.
3. Nella finanziaria di questo anno l'articolo 113 istituisce "un fondo per le esigenze di investimento della difesa" cioè per la ricerca militare. Si tratta per i prossimi tre anni di qualcosa come quattro miliardi e mezzo di euro. È un fatto di estrema gravità.
4. Il sottosegretario alla difesa, on. Forcieri, ha firmato a Washington lo scorso febbraio il protocollo di intesa su produzione e sviluppo del caccia F-35 (Joint Strike Fighter). Se ne costruiranno oltre 4.500 esemplari al prezzo di 45 milioni di euro cadauno. Per questo progetto l'Italia dovrà stanziare subito un miliardo di euro.
5. La decisione di ampliare la base americana di Vicenza (aeroporto Dal Molin) presa dal suo governo contro la forte opposizione della popolazione vicentina è molto grave.
6. Il rafforzamento delle basi militari americano e Nato, soprattutto nel Sud Italia, che diventa la nuova frontiera della guerra al terrorismo. La base di Sigonella (Sicilia) è in procinto di essere triplicata, mentre Napoli diventa la nuova sede del Supremo Comando navale americano di pronto intervento che giocherà tramite il "Comando dell'Africa" (Afri-Com) un ruolo notevole per il controllo americano del continente nero.
7. La firma, lo scorso febbraio di un memorandum di accordo quadro per fare entrare il nostro Paese sotto l'ombrello dello "Scudo" antimissile. Un accordo negato all'inizio dal suo governo e in un secondo tempo, ammesso. Così l'Italia e Polonia sono dentro il programma dello scudo antimissile mentre Grecia e Turchia non lo hanno accettato. Questo spacca ulteriormente l'unione europea e fa infuriare la Russia che grida alla "minaccia".
8. Secondo il rapporto del suo governo presentato in parlamento lo scorso marzo, l'Italia ha venduto armi per un valore di oltre 2,19 miliardi di euro con un aumento di vendite del 61% rispetto all'anno precedente. Grossi affari per le banche armate, ma soprattutto per il suo governo che è il maggior azionista delle fabbriche di armi italiane.
Da tutto ciò mi sembra ovvio affermare che il suo governo sta marciando a piena velocità verso una militarizzazione del territorio e verso l'inclusione dell'Italia nel complesso militare industriale mondiale. Che questo avvenga proprio sotto un "governo amico" coperto da una "stampa amica" proprio non riesco ad accettarlo. E più grave ancora, mentre troviamo i soldi per le armi, non li troviamo per la solidarietà internazionale (siamo fanalino di coda nella lista Ocse per l'aiuto ai Paesi impoveriti). E non troviamo neanche 280 milioni di euro per pagare il "Fondo globale" per la lotta all'Aids, come era stato promesso ai vertici G8. Presidente, che delusione! Soprattutto che tradimento dei poveri! Le auguro che l'urlo degli impoveriti che per 12 anni ho ascoltato nel mio corpo nella baraccopoli di Korogocho giunga al suo orecchio e l'aiuti a cambiare rotta. Sono solo un povero missionario comboniano.
p. Alex Zanotelli (Direttore di Mosaico di pace)
Napoli, 27 aprile 2007
2月22日

"La caduta"

La fiducia vuota della sinistra radicale
di EZIO MAURO

Tirata per mesi in parlamento e nelle piazze, la corda ideologica dell'estremismo si è infine spezzata, facendo precipitare il governo Prodi e riaprendo a Silvio Berlusconi - sconfitto soltanto un anno fa nelle urne - la prospettiva ravvicinata di ritornare alla guida del Paese.
La crisi si apre sulla politica estera, dopo che D'Alema ha spiegato in Senato l'impegno per la pace dell'Italia, il rifiuto della guerra, il valore "politico e civile" della missione Onu in Afghanistan, l'impossibilità di un ritiro che ci allontanerebbe dalla Ue, isolandoci. Un discorso che sta pienamente nel programma dell'Unione, e che avrebbe potuto pronunciare tra gli applausi qualsiasi ministro degli Esteri di qualunque governo di sinistra di ogni Paese occidentale.
Ma in Italia, no. In Italia, dove il presidente del Consiglio è stato presidente della Commissione europea, questo discorso divide la sinistra ed è inaccettabile per la sua frangia più estrema, pronta a votare contro il governo pur di salvarsi l'anima o almeno il pregiudizio. Il risultato è la crisi dopo appena 281 giorni di Prodi a Palazzo Chigi, nemmeno un anno. Una crisi inevitabile perché senza una maggioranza in politica estera non si governa il Paese. Ma qui, secondo quanto rivela l'estremismo radicale, non manca solo la maggioranza: manca un'idea stessa dell'Italia, per capire cos'è e cosa dev'essere oggi, qual è il suo posto in quella parte del mondo che si chiama Europa e Occidente, se non vogliamo abitarla per caso o per sbaglio, da stranieri in patria, orfani di ideologie sconfitte e pericolose.
Ecco perché Romano Prodi ha fatto bene ad annunciare subito dopo il voto, già al telefono, le sue dimissioni al Capo dello Stato, e a non chiedere un rinvio automatico alle Camere per verificare meccanicamente se la maggioranza di centrosinistra c'è ancora oppure no. In questo modo si esce dai giochi interni alla coalizione, dove è possibile fare per mesi i governativi al ministero e gli estremisti in piazza, e tutto ritorna nelle mani del Capo dello Stato. Che dovrà e vorrà capire in forma impegnativa non solo se c'è una teorica maggioranza numerica per l'Unione, ma se c'è una concreta maggioranza politica, capace di assicurare al Quirinale di essere pronta ad assumersi le responsabilità di governo dei prossimi mesi, a partire proprio dagli impegni internazionali dell'Italia.
Napolitano vuole infatti rompere il gioco dietro il quale si nasconde la rendita di posizione dell'estremismo: il gioco della "fiducia vuota", o irresponsabile, che porta i partiti e i gruppi più radicali della coalizione a votare un assenso fiduciario generico al governo, pur di avere poi le mani libere sui singoli temi specifici, con distinzioni, astensioni, opposizioni che consentono ad ognuno (e ai piccoli gruppi soprattutto) di inseguire la rappresentanza di interessi di parte incompatibili con la logica e il programma di coalizione. Da oggi, dirà Napolitano al centrosinistra, la "fiducia vuota" non basta più, perché non garantisce la tenuta di un governo, anzi lo espone a quell'"umiliazione" di cui parlava ieri la Cnn nel servizio sull'Italia: occorre un impegno preciso sui passaggi qualificanti, qualcosa che dimostri la capacità per la sinistra italiana di fare governo, di fare maggioranza. Solo così Prodi potrà ripresentarsi alle Camere. Altrimenti, non ci sono le condizioni per andare avanti e la sinistra dovrà passare la mano, gettando al vento in pochi mesi la vittoria elettorale: e per sua esclusiva responsabilità.
Questa responsabilità è già emersa ieri con evidenza in Senato, con la defezione di due parlamentari, uno di Rifondazione e uno appena uscito dal partito dei Comunisti italiani: per Prodi due voti in meno in un equilibrio già fragilissimo, con Andreotti subito pronto - com'era immaginabile - a stare con i desideri di Ruini piuttosto che con la politica estera del governo. Le due defezioni "comuniste" sono il segno concreto dell'ideologismo irriducibile, anche davanti alla crisi di governo, e al rischio di riconsegnare il Paese a Berlusconi. Ma sarebbe ingiusto fermarsi qui, e non vedere dietro i due senatori del no un mondo, un'organizzazione e una cultura molto più ampia, in cui hanno camminato in questi mesi e soprattutto in queste ultime settimane gli stessi leader dei partiti dei verdi, di Rifondazione e dei Comunisti italiani che poi nelle ultime ore hanno parlato a sostegno del governo: come se un voto parlamentare fosse separabile da una cultura, da un comportamento diffuso e insistito, da un giudizio capitale sul riformismo di sinistra, dall'anatema sulle alleanze occidentali. E soprattutto dall'antiamericanismo che dopo la fine della guerra fredda in Italia è l'ultima ideologia superstite, quasi un'identità eterna per un comunismo minore e irriducibile, che continua a chiamarsi tale nonostante la democrazia l'abbia sconfitto nella contesa europea del Novecento, rivelando non solo i suoi errori ma la sua tragedia.
La crisi di governo certifica dunque con esattezza cos'è la sinistra italiana oggi. Un gruppo maggioritario che si fa carico della responsabilità del governare, scegliendo la cultura riformista nei suoi valori e nelle sue obbligazioni. Un gruppo minoritario estremista, che ha demonizzato Berlusconi come fascista ma è pronto a riconsegnargli l'Italia, considera il governo del Paese un vincolo più che un'opportunità, ritiene che la piazza debba prevalere sulle istituzioni.
Il dramma della sinistra sta alla fine in un paradosso: nelle condizioni attuali senza l'ala radicale non si vince, ma con l'ala radicale non si governa. E tuttavia si dovrà ad un certo punto parlar chiaro davanti ai cittadini, spiegando qual è l'Italia del futuro, che Paese ha in mente la sinistra, come lo vuole veder crescere. La lezione della crisi è quella di costruire al più presto una forte piattaforma riformista , il partito democratico, cioè una vera sinistra di governo con vocazione maggioritaria capace di allearsi con i radicali sfidandoli per l'egemonia culturale, costringendo i leader a uscire da ogni ambiguità: perché anche in Italia non si può stare nello stesso tempo e per sempre in piazza e al ministero.
Questo dovrebbe chiedere Prodi ai suoi alleati, perché solo se si coglie l'occasione della crisi per fare chiarezza nell'identità della sinistra (e dunque nell'identità della coalizione) vale la pena restare a Palazzo Chigi. Non servono, com'è dimostrato, le firme sul programma. Serve una politica condivisa, in pochi punti, che nasca da un'idea chiara dell'Italia e della sinistra. Un'idea che può ancora, persino oggi, essere migliore di quella della destra, e più utile al Paese. Ad esempio nella partita in atto per la laicità dello Stato, che è la vera battaglia culturale di questa fase per la sinistra. Anche se gli estremisti non lo sanno, prigionieri dell'eterna sfida con gli Usa e con i riformisti: che combattono da soli, come un'ossessione.
(22 febbraio 2007)
 
che dramma... come si può far cadere il governo così? è +giusto votare individualmente o sostenere le decisioni del partito? personalmente ho apprezzato molto il discorso di Franca Rame in senato poco prima del voto. Non condivideva al 100% la mozione presentata, ma la avrebbe votata cmq per non rischiare una crisi, dando fiducia al governo di cui fa parte... è questo il punto. come si può sfiduciare il proprio governo? se tenere insieme partiti così diversi non si può, che futuro ha il bipolarismo in Italia?sembra che una maggioranza non ci sia più, nè di qua, nè di là...
11月22日

che mmmbrogli!!!!

http://www.beppegrillo.it/2006/11/gorgo_elettorale.html


Nelle ultime elezioni c’era uno strano odore nell’aria. Il risultato elettorale che dava vincente l’Unione con cinque punti di vantaggio a mezzogiorno svaniva di minuto in minuto. Sempre a favore della Casa circondariale delle libertà. Se il conteggio proseguiva un’altra mezz’ora Prodi sarebbe un ciclista in pensione. Cose strane sono successe quella notte. Pisanu convocato d’urgenza dallo psiconano. Prodi che proclama la vittoria dell’Unione il più in fretta possibile. Deaglio ha prodotto un video: 'Uccidete la democrazia' su cui ho ricevuto molte lettere. Ne pubblico due. Una di Aldo di Albenga e una di Stefano Benni.

"Caro Beppe,
ho visto ieri la trasmissione di Lucia Annunziata su Rai3 nella quale Enrico Deaglio avanzava un'ipotesi inquietante sullo svolgimento delle ultime elezioni politiche. Per farla breve, le schede bianche che normalmente si sono sempre attestate su percentuali variabili nelle diverse province tra il 4% e l'11% si sarebbero miracolosamente ridotte su tutto il territorio nazionale a percentuali comprese tra l'1% e il 2%. Questo milioncino di non-voti si sarebbe trasformato, per merito di qualche responsabile del Viminale e di un software da cinquemilalire, in altrettanti voti per un partito a caso della Cdl. Ad oggi non si è ancora provveduto al ri-conteggio di queste schede. A domanda della Annunziata sul motivo per cui il centro-sx non abbia denunciato il fatto, Deaglio (ingenuo??) risponde: avranno detto "abbiamo vinto lo stesso". Ma se ogni minuto devono ricorrere alla fiducia per colpa di una maggioranza quasi invisibile al senato! 1.200.000 voti in meno alla Cdl avrebbero significato ben altra distribuzione dei seggi! Devo FORSE pensare ad accordi sottobanco da fare impallidire le trame dei servizi e la P2, e che il 99% di ciò che ci viene quotidianamente riportato sia solo il solito teatrino delle apparenze? Mi sono detto (ingenuo!!) "domani scoppierà un casino sui giornali e FORSE anche nel Paese". Stamattina il Corriere della Sera riportava un trafiletto in cronaca nel quale la notizia non era il milione di voti trasformato, ma la protesta dei vari interessati e dei vertici Rai per l'eccessivo tempo concesso a Deaglio.La stampa non riportava neppure la notizia. Ci stanno rubando la democrazia dalla base, dal voto, e nessuno fa niente per impedirlo. Né chi ci governa, né chi dovrebbe vigilare, né chi ci dovrebbe informare, né chi dovrebbe indagare, né noi italiani, perché tanto siamo i campioni del mondo”.
Aldo - Albenga

" Ho visto il video di Deaglio sulle ultime elezioni.L’ho trovato documentato, preciso, interessante. In esso si ipotizza un broglio di più di un milione di voti a favore di Berlusconi e della Casa della Libertà.Mi sembrerebbe necessario che su questo ci fosse perlomeno un’inchiesta parlamentare. O almeno l’interesse della magistratura, dei media, delle segreterie dei partiti. Mi sembrerebbe onesto nei confronti degli elettori di sinistra e di destra. Non mi stupisce il silenzio della destra, ma quello della sinistra. Per la classe politica italiana, un attentato di questa gravità alla democrazia è poca cosa. Ma un cittadino vorrebbe sapere se il voto in Italia ha ancora senso, o se si vota per scherzo. Tante volte c’è stata oscurità su episodi della vita pubblica italiana. Se questo buio resta, forse è meglio cancellare la parola 'repubblica democratica fondata sul lavoro' dalla costituzione. Diciamo 'repubblica mediocratica fondata sul patteggiamento e il silenzio'. Forse anche il voto è troppo pericoloso per questo paese. Almeno ce lo dicano, sapremo regolarci...".
Stefano Benni, il lupo

giusto x vedere 1 pò che si dice in giro... o che NON si dice...

 

7月30日

Domani è un altro giorno si vedrà

da www.beppegrillo.it

29.07.06

Domani è un altro giorno si vedrà

“Non c’è niente di più triste in momenti come questi...”

Ci sono giorni in cui, al mattino, appena sveglio, un pensiero mi tormenta. All’inizio non riesco a metterlo a fuoco, ma quasi subito è lì, davanti a me. E’ come svegliarsi con i bruciori di stomaco. Da giorni a bordo letto mi brucia l’indulto per i reati finanziari e di corruzione che è stato approvato al Senato dal centrosinistra. Un centrosinistra che era stato votato per eliminare le leggi ad personam. E che lo ha fatto a modo suo: con una sola legge ha risolto il problema, per il passato e per il futuro.
Infatti, parole di Gerardo D’Ambrosio, “beneficeranno dell’indulto anche i colpevoli non ancora scoperti per reati commessi fino al 2 maggio 2006: chiunque sarà processato nei prossimi tre anni parte già con un bonus di -3 in tasca. Salvo che abbia commesso delitti gravissimi, puniti in concreto con più di 6 anni, già sa che non finirà in carcere né prima né dopo la sentenza definitiva”.
Ecco, forse è questa la chiave di lettura di questo accordo UnioneCdl: nelle inchieste in corso. Lo sapremo presto, appena i giudici formalizzeranno i risultati dei procedimenti. Se vi saranno nomi eccellenti di politici, industriali, finanzieri, bancari, allora ci verrà un legittimo sospetto.
Liberare le carceri da chi non c’è mai andato e forse ci poteva andare è una missione per Rutelli e Fassino. Da dove viene questo slancio umanitario?
Ma c’è un altro pensiero, non ancora del tutto a fuoco, ma più chiaro dopo l’intervista di Fausto-marron-Bertinotti alla Stampa. Che questo governo sia già a termine, che Prodi sia già stato licenziato dai suoi alleati, che dietro alle quinte sia già pronto un nuovo governo di Inciucio Nazionale, un po’ alla Merkel, un po’ alla D’Alema, il candidato in pectore alla Presidenza del Consiglio.
 
precisamente quello che ho pensato... e non me lo leva dalla testa nessuno... xchè o le cose s fanno come s deve, o non s fano proprio, e se s fanno con i piedi vuol dire che qualcuno ci mangia! in questo caso TUTTI. E IO AVREI VOTATO LA SINISTRA???
7月28日

sempre + sconcertata!

28.07.06
Linkaggio morale
Fausto Bertinotti ha detto che ieri è stata “una bella giornata perché quando le istituzioni sono capaci di atti di clemenza che alleviano anche una pena supplementare a quella comminata dal giudice, visto il sovraffollamento delle carceri, è la dimostrazione che vince la natura dello stato di diritto”.
Questa pace interiore è stata però turbata dalla volontà di Di Pietro di linkare sul suo sito i nomi di coloro che avevano contribuito a una così piacevole giornata di democrazia votando per l’indulto.
La classica ritrosia dei comunisti nel vedersi messi in piazza ha avuto la meglio e Fausto ha deplorato con forza il linkaggio.
Anche il diellino Dario Franceschini che tanto aveva lavorato sotto banco con Gianni Letta per i dettagli sull’indulto non ha digerito il linkaggio ed è esploso: “Deve chiederci scusa, non si può arrivare a tanto. E’ una questione istituzionale, di rispetto del Parlamento”. Pier Ferdinando Casini ha chiesto le dimissioni di Di Pietro sostenuto da tutta la Cdl che ha gridato in coro: “Dimissioni, dimissioni”. Certo che il linkaggio fa paura. Dopo la questione morale potrebbe arrivare il linkaggio morale, una cosa mai vista, in cui i cittadini sanno cosa votano i loro dipendenti. E di link in link, i dipendenti dovrebbero rendere conto delle loro scelte a tutti i datori di lavoro e non solo ai possibili detenuti per reati finanziari e di corruzione. I link non hanno rispetto del Parlamento, sono fatti a modo loro, ti danno informazioni che si vorrebbero riservate, ma che sono pubbliche. Solo che non si sanno.
Come definire un link, come farlo capire ai nostri dipendenti? In fondo se “Un bacio è l’apostrofo rosa tra le parole t’amo”, il link è “Lo spazio marrone tra le parole Fausto e Bertinotti”.
 
che vergogna... questa dovrebbe essere la nostra sinistra... e pensare che chi vota Rifondazione è considerato estremista...da ridere!
7月21日

Il mercato degli indulti

da www.beppegrillo.it

20 Luglio 2006

Il mercato degli indulti

L'indulto è il tema del giorno.
I giornali ne parlano poco e malvolentieri, nonostante possa farci tornare alle urne a primavera.
Il governo lo vuole estendere ai reati più in voga tra i parlamentari: la corruzione, le tangenti, il falso in bilancio.
Si è opposto il solo Di Pietro che ha detto che darà le dimissioni da Ministro se passerà questa inciuciata con la Casa circondariale delle libertà.
L'Italia è piena di emergenze, ma i nostri dipendenti hanno le loro. Quando scappa, scappa. E un bel indulto è sempre meglio che finire in galera. Questa legge, così hanno dichiarato le anime belle e pie del governo, serve per liberare le carceri. Può darsi. Ma serve anche a non farle occupare. E mondare Previti dai suoi peccati, così potrà raggiungere i suoi colleghi in Parlamento e deliberare delle belle leggi sulla giustizia.
Come sembra lontano il 9 aprile. Il mercato degli indulti è aperto, continuazione ideale del mercato delle indulgenze della Chiesa di una volta. Per redimersi dai peccati basta un'indultino, in cambio si potrà poi votare tutti insieme per delle leggi ad cdlulivum. Se passerà questo indulto, con Di Pietro dimissionario, Prodi sarà trasformato in zombi con Letta e Casini a dettargli i compiti. Tutto è libero o liberalizzabile in Italia, tranne i cittadini.
6月29日

NO TAV!!!

 
Gentile dott. Chiamparino,
prendiamo atto dell’accordo raggiunto con PRC, Verdi e Comunisti Italiani in merito alla questione
TAV nel programma elettorale della coalizione torinese di centrosinistra e della disponibilità
dimostrata nell’accettare di rimettersi ai risultati dell’osservatorio tecnico. Ma se nel programma
questo non fosse stato scritto, saremmo curiosi di sapere quale ruolo avrebbe, secondo Lei,
l’Osservatorio.
Detto questo, essendoci non meno note le Sue considerazioni sulla Torino-Lione, rese pubbliche a
più riprese, in questa lettera aperta intendiamo sottoporre alla Sua attenzione alcune delle nostre,
che non hanno mai avuto una risposta, né dai singoli soggetti politici che pur non perdono
occasione per asserire l’importanza dell’opera, né dal "centro informativo", né dagli esperti che
dovrebbero far capo alla sezione Torino-Lione del sito internet della Regione Piemonte.
Riteniamo che, in nome di un valore chiamato correttezza, il dialogo dovrebbe essere una pratica
concreta; e che chiunque si faccia fautore e divulgatore di una posizione personale radicalmente
favorevole all’opera - anche attraverso dichiarazioni pubbliche non sempre rispettose degli abitanti
della Valle di Susa, definiti come populisti, localisti e antieuropeisti - si debba assumere nel
contempo la responsabilità di avere già una risposta molto precisa alle questioni, anche di natura
tecnica, che gli vengono sottoposte. Tutto ciò sinora, nonostante le diverse sollecitazioni, non è
avvenuto.
Se le risposte ci sono, le attendiamo. Se, al momento, non ci sono, riteniamo indice di nulla
serietà assumere posizioni personali che vorrebbero invece persuadere i torinesi che il
progetto di quest’opera sia fondato su ragioni inoppugnabili
.
Esattamente come la Torino olimpica non ha potuto restare isolata dalla Valle di Susa, la Valle di
Susa in questo momento politico non intende restare isolata da Torino, né essere una sua semplice
dépendance. E chiede risposte.
Per quanto, ci sembra di capire, il cosiddetto "centrodestra" non stia operando un'opposizione
strenua a una Sua rielezione, sappia – lei e la sua coalizione - che le sorprese potranno pervenire
proprio dall’elettorato di centrosinistra.
Le questioni sono le seguenti:
1. Marco Ponti
1 afferma che i traffici dei “corridoi” sono per il 95% interni ai paesi da essi
percorsi, e non transfrontalieri. Gli scambi sulla lunga distanza sarebbero irrisori, mentre sulla breve
distanza (tra coppie di paesi confinanti) gli scambi avverrebbero prevalentemente su una direttrice
nord-sud. Per ora non abbiamo trovato confutazioni a questa affermazione.
2. Uno studio dell'Università di Siena, svolto dal dottor Mirko Federici
2, afferma che,
sommando
l'energia e i materiali spesi e l'inquinamento prodotto per la costruzione della
tratta Torino-Lione
, e ancora per la sua funzionalità e manutenzione futura, gli eventuali benefici
ricavabili da un ancora ipotetico spostamento di merci "da gomma a ferro" sarebbero nulli
anche sul lungo periodo
. La lungimiranza dei fautori della TAV non sembra inoltre tenere in conto
il fatto che, ragionando sul lungo periodo, occorre pensare che le risorse energetiche tradizionali
sono in via di esaurimento: in un contesto del genere, in cui l’orizzonte economico di lungo periodo
è estremamente incerto, la costruzione di una linea ad alta velocità, con le spese energetiche che
richiede, sembra più una follia che un semplice azzardo.
 
3. Tutte le suggestive parole sulla tutela dell’ambiente sono poco credibili, soprattutto quando
allo stesso tempo non ci risultano esserci politiche che favoriscano il trasporto merci sulla rotaia
ordinaria: i treni merci che vi transitano non sono né molti né pieni. Se a questo aggiungiamo che
l’appalto per il tunnel di Venaus è stato dato alla cooperativa rossa CMC, già nota per i
disastri
ambientali irreparabili causati al Mugello
, con un numero impressionante di fonti prosciugate e
paesi interi che hanno perso l’acqua, tutto questo diventa particolarmente inquietante. Anche perché
gli stessi progetti attuali evidenziano chiaramente il medesimo rischio per questa zona
3, in
particolare per il tunnel dell’Ambin.
4. Riallacciandoci a quanto detto sopra, uno studio della Commissione Intergovernativa
4,
corroborato da quelli svolti dalla Setec Economie
5 e della società Polinomia di Milano6, stima che
con la costruzione dell’Alta Capacità il passaggio delle merci “da gomma a ferro”, in una
prospettiva decennale, sia pari all’1%. Anche ammesse le più allettanti e adeguate politiche di
incentivazione (peraltro poco credibili, vista l’attuale tendenza appena vista:
le lobby legate al
trasporto su gomma un minimo peso risultano averlo
, e occorrerà dare un’incentivazione anche
a loro. Ma a questo punto, quanto ci costeranno i trasporti?), di quanto potrà crescere questa stima?
Non sembra molto credibile che l’autostrada sarà desertificata
Inoltre dal 2001, stando ai dati che sono stati resi pubblici (in parte reperibili in uno studio di
Fojetta e Rivalta
7), non risulta che ci sia stata una crescita trasportistica sufficiente a giustificare le
stime di insufficienza della linea storica, tuttora ampiamente sottoutilizzata, che si paventano per il
futuro.
5. Sull'alta velocità c'è una lunga storia di
corruzione bipartisan, ben documentata dal giudice
Imposimato
8, dall'ing. Cicconi9, da Barbacetto10 della rivista "Diario" e da Giordano di
Repubblica
11. È inoltre singolare la modalità di pagamento "a babbo morto". Dei soldi che vengono
investiti oggi sulla TAV e sulle grandi opere risponderanno i prossimi governi e le prossime
generazioni. Si pagherà a partire dal 2009, a rate iniziali di un paio di miliardi l'anno (cifra che
lieviterà, si dice, fino a triplicare nel giro di sei-sette anni) per una ventina d'anni. Oggi nessuno se
ne accorge. Ma quando cominceremo a pagare (anche quello che è già stato fatto), non ci sarà da
stare allegri, se è vero (com'è vero) che il debito pubblico dell’Italia ammonta a
1.507.556.000.000 di euro (di cui oltre due di debito estero)
12. Pagheremo, ma difficilmente ci
diranno che cosa stiamo pagando. Se quest'informazione non è corretta, vorremmo sapere quali
sono le reali modalità di pagamento. Insomma: trasparenza.
6. Si parla di
crescita occupazionale portata dalla TAV al Piemonte. Vero. Ci sarà qualche
quadro dirigenziale, qualche geometra e qualche ingegnere che ne trarrà profitto. Per il resto, per i
lavori in galleria, ci saranno le immigrazioni di massa dei minatori del Sud, in particolare della
provincia di Crotone: gente povera, per la quale la TAV è sicuramente una risorsa. Gente già usata
dalla CMC per gli scempi del Mugello; soprattutto, gente che non ha grandi pretese né per lo
stipendio, né per la sistemazione, né per la sicurezza sul lavoro: al Mugello, infatti, c'era stata più di
una vittima. Per il resto, il lavoro manuale sarà presumibilmente affidato a immigrati che hanno
pretese analoghe ai minatori crotonesi, come già è avvenuto per i cantieri olimpici.
Se la TAV può avere un'utilità (oltre a quella strettamente privata di un numero relativamente
esiguo di persone), questa è di portare
un'occupazione discutibile e profitti settoriali sicuri. Viste
le prospettive, la sola certezza resta questa: per cui le organizzazioni sindacali legate al "cemento"
la appoggiano con ogni forza.
7. Ci viene spesso detto che in Germania e in Francia l'A.V. funziona e nessuno si lamenta,
men che meno i verdi. Ma basta prendere una cartina e confrontare la conformazione
geomorfologica della Francia e della Germania con quella dell'Italia, in particolare della Val di
Susa, per capire che le condizioni sono un po’ diverse. La valle è larga un chilometro e mezzo, e le
infrastrutture già presenti le conosciamo tutti.
8. Sono anni che qui in Valle sosteniamo che i punti critici per la realizzazione della Torino-
Lione sono, dal punto di vista della salute, il massiccio dell'Ambin per la presenza di uranio
(documentata almeno dagli studi dell'AGIP e della Minatome) e il Musiné per la presenza di
amianto. Ora qualcuno, sfruttando gli esiti dei carotaggi del Seghino (che non c'entra niente con
quelle zone), ha approfittato per far credere che i nostri erano allarmismi. Non ci sembra molto
corretto, anche se ormai dovremmo essere abituati a uno stile di questo tipo, se tutti i sostenitori
della linea hanno avuto per mesi il coraggio di dire che il tunnel di Venaus sarebbe stato un
sondaggio "volto a tutelare la salute dei valsusini".
Attendiamo una risposta punto per punto.
Redazione Sara Dura
Bussoleno, 21 aprile 2006
Si raccolgono firme di adesioni
Preghiamo inviare a redazione@saradura.com.

 

ste cose non le sopporto... è così evidente che NON HA NESS1 SENSO  fare questa diavolo di TAV, ma ci sono così tanti interessi che ness1 s azzarda a dire le cose come stanno...che nervi...mi fanno venire l'orticaria!! a destra e sinistra purtroppo... io gliela farei passare in mezzo alle gambe la TAV...

6月26日

che giornata memorabile!!!!!!

 

"Se vince il Sì al nord andiamo all'Onu, e se vince il No andremo in Svizzera, almeno lì c'è il federalismo". Lo ha detto Umberto Bossi, conversando con i cronisti all'entrata nel seggio elettorale di via Fabriano a Milano dove il leader della Lega Nord ha votato poco prima delle 14. Bossi ha giudicato "incoraggiante la percentuale di votanti nel nord Italia e ha aggiunto che "se non sono scemi al nord votano Sì"

 

Nell'ottava e ultima proiezione Nexus il Si è al 38,5, il No al 61,5.

 

"Le parti più avanzate del Paese hanno votato Sì". E' quanto ha dichiarato Andrea Gibelli, vice presidente del Gruppo Lega Nord Federazione Padana, commentando i primi dati sul referendum.

Il Sì vince solo in Veneto e Lombardia ma al Sud si ferma al 25%

 

L'affluenza per aree geografiche. Al Nord la percentuale più alta dei votanti, il 60,4%. Nell'Italia centrale è andato alle urne il 57% degli elettori, al Meridione ha votato il 42,6% degli elettori, il 44,3% nelle isole. E' l'Emilia Romagna la regione in cui si registra l'affluenza più alta, con il 64,3%, seguìta dal Veneto, con il 62,2%.

I Sì e i No per aree geografiche. In particolare i No sono il 52,6% nell'Italia settentrionale (contro il 47,4% dei Sì), percentuale che al Centro sale al 67,7% (32,3% i Sì) e al Meridione al 74,7% (25,3% i Sì). Nell'Italia insulare i No sono il 70,6%, i Sì il 29,4%.

Il voto degli italiani all'estero. I risultati dell'estero Sembrano ricalcare i dati del territorio nazionale. I No si attestano infatti al 61,7% a fronte del 38,3% del Sì.

 

da www.unita.it

 

Valanga di No alla devolution
Napolitano: italiani consapevoli

A pochi minuti dalla chiusura dei seggi, Umberto Bossi aveva detto: «Se vince il sì al nord andiamo all'Onu, e se vince il no andremo in Svizzera, almeno lì c'è il federalismo». In base ai dati che arrivano dalle sezioni elettorali di tutta Italia è tempo di preparare le valigie. Quindici milioni di No. Lo scrutinio parla chiaro: gli italiani hanno risposto No al referendum confermativo sulla riforma costituzionale approvato a maggioranza semplice dal Parlamento lo scorso 16 novembre, senza dibattimento, con i soli voti della destra e sotto il diktat di Bossi e Calderoli che minacciavano di far cadere il governo Berlusconi.

Ha azzardato troppo le sue previsioni, il leader leghista.[ ]Ha invece visto realizzati i suoi auspici il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sottolineando l'importanza della consulazione, aveva chiesto di non disertare le urne. Ora può commentare: «Sono molto soddisfatto per alta affluenza. Italiani consapevoli dell'importanza del tema». Non manca un riferimento alla seconda gioia tricolore regalata dal rigore di Totti al 94' di Italia - Australia: «Tutto bene oggi - commenta il Capo dello Stato - davvero una bella giornata».

Un No da Milano a Palermo

Tutti i dati indicano un netto vantaggio dei contrari alla riforma. Anche in base ai dati dello scrutinio reale, il Sì prevale solo in due Regioni: Veneto e Lombardia. Ma perdendo a Venezia e Milano. Dicono No il Piemonte, trascinato da Torino e il Friuli Venezia - Giulia. Nel complesso, nell'Italia settentrionale, il No vince con oltre il 53%, percentuale che sale al 68% al Centro e al 74% al Sud.

Gli istituti di sondaggi ha fotografato abbastanza rapidamente un'affermazione del fronte del No che va oltre le più rosee attese della vigilia. Secondo la sesta proiezione Nexus per la Rai il No sarebbe al 61,4%, una percentuale progressivamente cresciuta nel corso del pomeriggio. La quinta proiezione dell'Istituto Piepoli per Sky colloca il No al 62,1%, anche in questo caso una forchetta che si allarga di stima in stima a partire intention poll che collocava il No sarebbe al 52% (l´intention poll è un sondaggio realizzato con interviste telefoniche nei giorni precedenti al voto).

Buona l'affluenza finale, al 53,6%. Ad un referendum il fatidico 50% non veniva superato da dieci anni. E non era capitato al precedente referendum costituzionale dell'ottobre 2001 quando votò solo il 34,1.
 

Rigore al 94': Italia ai Quarti
Totti dice No ai supplementari

Rigore di Totti al '94 per un atterramento (ad essere sinceri dubbio) di Grosso in area. Italia - Australia 1 a 0. Azzurri avanti in 10 contro 11 per l'espulsione (molto dubbia) di Materazzi.

 

ricapitoliamo.......... oltre che coglioni e indegni, pure scemi...miglioriamo xò! ah, inoltre solo lombardia e veneto sarebbero "avanzate" a questo punto.. e va bene...ma oggi è 1 gg troppo BELLA!!!!!!

innanzitutto faccimo i complimentoni ai maturandi che oggi hanno saputo i voti degli scritti (x pippi aspettiamo domani...!!) ovvero Mollica, Licci, Erica......AUGURIII!!!!!!!!!!!! ........l'Italia è passata ai quarti di finale con 1 rigore di totti all'ultimo secondo dell'ultimo minuto di recupero (1 sudata pazzesca e 10anni di vita persi...), ha STRAVINTO il no al Referendum e la Costituzione è salva, almeno x ora......e poi............................BOSSI SE NE VA IN SVIZZERA CON TUTTI GLI AMICI SUOI!!! e che vuoi di + dalla vita........1 borghetti!!!